Le tecnologie digitali stanno acquistando fondamentale importanza nel campo della formazione a tutti i livelli. Per la quinta intervista della rubrica Migration, abbiamo rivolto alcune domande a Giovanni Fulantelli, ricercatore dell’Istituto per le Tecnologie Didattiche del CNR, per avere un’idea più precisa del contributo apportato dalle nuove tecnologie alla didattica rivolta ai migranti.

In quale modo il vostro staff CNR è stato coinvolto in progetti di apprendimento rivolti a migranti e rifugiati?

Da circa 10 anni, l’Istituto per le Tecnologie Didattiche, sede di Palermo, svolge attività di ricerca finalizzata a migliorare i percorsi di integrazione dei migranti attraverso l’istruzione supportata dalla Nuove Tecnologie.
La sensibilità verso queste tematiche nasce dalle caratteristiche sociali della Sicilia, da sempre al centro di processi migratori per la sua collocazione nel Mediterraneo.
I primi progetti hanno riguardato la Città di Mazara del Vallo (TP), il maggiore porto peschereccio italiano che ospita una delle comunità tunisine di più antico insediamento in Italia, già alla terza generazione (responsabili CNR: Giovanni Fulantelli e Vito Pipitone – progetti realizzati in collaborazione con il Consolato Generale di Tunisia a Palermo, la Scuola Tunisina di Mazara del Vallo, l’USR Sicilia e l’IC Borsellino di Mazara del Vallo).
Nel 2009, l’Istituto ha aderito al Progetto Migrazioni, un programma di ricerca del CNR, finanziato nel quadro dell’Intesa CNR-MIUR per il Mezzogiorno e incentrato sull’analisi dei fenomeni migratori secondo un approccio fortemente interdisciplinare, così come voluto dall’ideatore del programma prof. Andrea Di Porto, che ha coinvolto ricercatori, tecnologi e tecnici afferenti a 13 diversi Istituti del CNR.
A seguito dell’emergenza migratoria del 2015 e 2016, l’attenzione si è rivolta alle problematiche socio-educative dei migranti forzati e, nel 2017, il gruppo di ricerca del CNR ha curato uno special issue dell’Italian Journal of Educational Technology sul tema (Giovanni Fulantelli, Vito Pipitone. Rethinking education in a context of forced migration. Italian Journal of Educational Technology, Vol. 25, N. 1, 2017).
Infine, nel 2017 l’Istituto ha avviato una collaborazione con UNICEF Geneve e la Scuola di Italiano per Stranieri dell’Università di Palermo per realizzare un ambiente di apprendimento online per Minori Stranieri Non Accompagnati denominato Studiare Migrando (MSNA) (Fulantelli et al. Le Tecnologie Digitali per Rispondere ai Bisogni Formativi dei Migranti Forzati. Atti del convegno Didamatica 2018. Cesena, 19-20 aprile 2018).

Quali sono stati i risultati ottenuti dai vostri progetti?

In generale, i progetti svolti dall’Istituto in questo ambito mirano a favorire l’integrazione e l’inclusione sociale dei migranti. Talvolta, l’uso delle soluzioni tecnologiche è marginale rispetto all’obiettivo reale che ci si prefigge, come nel caso dei progetti di Mazara del Vallo, dove le tecnologie sono state utilizzate come pretesto per avvicinare due comunità: quella dei docenti di un Istituto Comprensivo e quelli della scuola tunisina (una delle due scuole dello Stato tunisino in Europa).
Pur lavorando in due plessi distanti poche decine di metri, i docenti delle due scuole non si erano mai incontrati, se non in occasioni sporadiche, con enormi difficoltà per gli apprendenti tunisini; infatti, al termine del percorso di studi presso la scuola tunisina, questi bambini proseguono i loro studi presso la scuola italiana, scontrandosi non solo con le difficoltà linguistiche, ma soprattutto con un metodo di insegnamento differente da quello finora sperimentato.
L’avvicinamento delle due comunità, anche attraverso l’uso condiviso delle attrezzature informatiche presenti nell’Istituto Comprensivo, ha favorito l’integrazione scolastica e sociale dei bambini tunisini al loro ingresso nella scuola italiana.
Alcuni progetti hanno invece prodotto risultati con un’impronta molto più tecnologica: esemplificativo è il caso della piattaforma di apprendimento Studiare Migrando, fruibile da PC e da dispositivi mobili Android e iOS, realizzata dal CNR a seguito della collaborazione con UNICEF e con la Scuola di Italiano per Stranieri dell’Università di Palermo, e patrocinata dall’USR Sicilia.
L’app fornisce ai MSNA dei materiali altamente interattivi per la preparazione agli esami conclusivi del primo ciclo di istruzione. Al momento, la piattaforma è in fase di sperimentazione con MSNA ospitati in Sicilia, ma presto verrà resa disponibile al pubblico.

Quale secondo voi dovrebbe essere lo sforzo istituzionale nel settore “migration” in merito alle metodologie didattiche al fine di migliorare il livello di integrazione ed inclusione sociale dei migranti nel mercato del lavoro?

Sono tante le criticità che impediscono una efficace inclusione sociale dei migranti e la loro integrazione nel mercato del lavoro. Fra tutte, è ormai evidente come i sistemi di valutazione delle competenze dei migranti che giungono in Italia, e quindi in Europa, siano del tutto inadeguate a valutare le loro effettive conoscenze e competenze. In assenza di accordi internazionali tra l’Italia e i Paesi di provenienza dei migranti, che non consentono il riconoscimento dei titoli di studio e/o professionali da loro posseduti, diventa essenziale sviluppare metodi di valutazione che sappiano valorizzare le competenze dei migranti indipendentemente dalle barriere linguistiche, che non dovrebbero costituire elemento di valutazione delle competenze professionali (semmai dovrebbero essere valutate come elemento di arricchimento per il Paese ospitante).
Un secondo aspetto da non sottovalutare è strettamente connesso alle potenzialità economiche per l’Europa dei processi migratori: la circolazione delle persone in Europa, inclusi i migranti che arrivano nei Paesi che si affacciano nel Mediterraneo, non solo è un processo naturale e quindi inarrestabile, ma è un fattore indispensabile per la crescita dei vari Paesi europei. Pertanto, a livello istituzionale diventa sempre più urgente pensare non solo al riconoscimento delle certificazioni rilasciate dai singoli Paesi, ma soprattutto a percorsi di formazione condivisi a livello europeo sulla base di un’analisi dei fabbisogni formativi su scala transnazionale.
Infine, le tecnologie informatiche a supporto della didattica e della formazione possono non solo stimolare e favorire i processi di apprendimento propri delle Educational Technologies, ma nel caso specifico possono accelerare la ripresa degli studi da parte dei migranti che giungono in Europa, e accompagnarli quando si spostano (o vengono spostati) da una città a un’altra, o da un Paese a un altro.

Intervista a cura di Francesca Garreffa