A quanto ammonta il numero delle imprese in rosa in Italia? Quali differenze ci sono rispetto alle imprese maschili? I dati Istat ci forniscono un quadro di riferimento dell’imprenditoria in Italia nel 2016.

Secondo i dati Istat, nel primo semestre del 2016 la regione italiana con maggiore quota di imprese femminili è il Molise, seguita da Basilicata, Abruzzo e Umbria.

La forma giuridica più diffusa è la ditta individuale, circa il 64,2%, contro il 50,3% delle ditte individuali costituite da uomini. Questo perché le donne sono portate a mettere in pratica le proprie capacità e competenze, oltre che a considerarla come una forma di auto impiego. Al contrario, la
società di capitali è la forma giuridica meno diffusa, il 16,2% delle donne contro il 23,9% degli uomini.

I settori maggiormente scelti sono il settore dei servizi, circa il 66%, e agricolo, circa il 16,5%. Le imprese in rosa con meno di 10 addetti sono il 97,1%, tra 10 e 49 addetti sono il 2,7%, mentre quelle medio-grandi sono lo 0,2%. L’82% delle imprese inoltre è costituita esclusivamente da donne.
Per quanto riguarda l’età, le imprese in rosa registrano una presenza di giovani maggiore rispetto a quella degli uomini ed anche l’età dell’impresa complessiva è più giovane per il settore il femminile, il 38%, rispetto a quella maschile, il 29,9%.

L’imprenditorialità giovanile è un fattore determinante per la produttività nazionale e le donne rappresentano quindi una potenzialità maggiore rispetto agli uomini, fatta eccezione per il settore chimico-farmaceutico, manifatturiero e di informatica e telecomunicazione.
Complessivamente i giovani hanno un maggiore peso nel settore dei servizi piuttosto che in quello dell’industria, questo perché il settore industriale richiede maggiori investimenti, dato confermato dall’Istat: 11,8% di imprese giovanili nei servizi contro il 9,1% del settore industriale.

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