La terza intervista della rubrica MIGRATION rivolta a GABRIELLA GUIDO, Presidente Associazione Falegnameria Sociale K_Alma dedicata alla formazione formale ed informale dei richiedenti asilo e a chiunque voglia partecipare attivamente a corsi e laboratori, o autoproduzione. Una iniziativa pilota che rappresenta una opportunità di integrazione concreta di migranti e richiedenti asilo.

1)Potete brevemente raccontare l’esperienza di Associazione Kalma a favore dell’integrazione dei migranti nel mercato del lavoro in Italia ?

Il progetto della Falegnameria ed Officina Sociale K_Alma nasce per offrire una formazione informale a migranti, richiedenti asilo ed italiani inoccupati. In Italia il limbo dell’attesa per la richiesta ed il colloquio alla commissione territoriale e per l’ottenimento del permesso di soggiorno può durare anche anni. In questo lasso di tempo si è deciso di intervenire offrendo uno spazio e dei formatori che possano offrire, a titolo completamente gratuito, una formazione informale sul mestiere dell’artigiano del legno. I nostri utenti vengono seguiti da tre mastri formatori, da un’operatrice sociale che li accompagna anche nell’espletamento delle pratiche burocratiche necessarie ad affrontare un colloquio di lavoro e la possibile assunzione (carta di identità e residenza).

Vengono rilasciati lettere di frequenza agli utenti al completamente di un ciclo di formazione (semestrale) che sono documentazione utile anche per dimostrare il loro impegno e volontà di inclusione sociale.

Grazie anche alla risposta concreta e solidale da parte di molti cittadini, i migranti hanno anche potuto rispondere ad alcuni ordinativi di clienti privati che hanno commissionato dei complementi di arredo.

2) Vista la difficolta’ di certificare le competenze dei migranti, come siete riusciti a farlo ?

Su questo punto esiste anche un percorso di certificazione delle competenze informali che in qualche maniera certifica le esperienze pregresse e professionali avute nei paesi di origine e di transito. A nostro avviso questo strumento andrebbe ulteriormente potenziato perchè non è spesso agibile recuperare titoli di studio o attestati di partecipazione in paesi extracomunitari.

3) Dalla vostra esperienza quale dovrebbe essere il ruolo delle Istituzioni per incrementare esperienze come le vostre e fornire degli strumenti cosi’ a migranti e rifugiati ?

Il nostro progetto è stato un pilota, primo in Italia, anche per la tipologia di approccio sistemico. Ma è stato assolutamente vincente sia l’idea che la formula, nonostante i limiti stessi del progetto (autofinanziamento, spazi ristretti ma concessi a titolo gratuito, difficoltà burocratiche ed organizzative nel reperire o trovare enti abilitati alla formazione di artigiani del legno disposti a collaborare).

Le istituzioni locali a livello di Municipio si sono interessate alle nostre attività anche cercando progetti in sinergia con la nostra missione. Tra le nostre attività collaterali abbiamo spesso cercato collaborazioni anche con gli sportelli InformaGiovani o i centri per l’impiego, ma la risposta è stata molto carente se non nulla.

Sarebbe invece stato indispensabile da parte di tutte le Istituzioni un supporto non tanto alla nostra realtà quanto riuscire ad offrire reali strumenti di inclusione professionale agli utenti che hanno seguito con impegno e dedizione e risultati concreti due cicli di formazione (di 6 mesi ciascuno).

Progetti come il nostro sono purtroppo pochi e altrettanto necessari, anche per mettere a sistema ed in rete i diversi attori che a vario titolo sono presenti sia su territorio locale che su quello nazionale

4) Che tipo di impatto hanno anche sul territorio e la cittadinanza questo tipo di progetti ?

La nostra esperienza da questo punto di vista è assolutamente positiva. Abbiamo avuto innanzitutto una buona risposta a livello di media, e questo ci ha consentito di farci subito conoscere da un pubblico molto vasto ed ampio.

Tra le nostre attività esterne poi c’è sempre la presenza del nostro progetto e quella di incontri aperti con la cittadinanza (workshop, porte aperte alla falegnameria, presenza in eventi locali, etc)

L’incontro tra cittadini e studenti falegnami è sempre stato molto positivo, immediato, semplice. Anche attraverso una discussione sulla realizzazione di una sedia si può infatti creare una relazione diretta e senza tramiti, in un reciproco scambio di opinioni e competenze, di valutazioni e di esperienze personali.

Questo è per noi un valore aggiunto ma che è parte integrante del nostro progetto di formazione e di inclusione per gli utenti della Falegnameria ed Officina Sociale K_Alma.