Il 12 ottobre a Bruxelles si è tenuta una conferenza dal titolo “Un bilancio per il futuro”, in cui si è discusso della nuova programmazione dei fondi europei per il periodo 2021-2027 a cui hanno partecipato il vice presidente della Commissione Europea  Jyrki Katainen e il Commissario al bilancio Gunter Ottinger.

 

Il Quadro Finanziario Pluriennale (QFP), strumento di pianificazione settennale dal quale dipende lo stanziamento dei fondi strutturali, è stato proposto dalla Commissione europea lo scorso 2 maggio e ora i conti sono sottoposti alle due autorità di bilancio, ossia Parlamento e Consiglio.

 

Il prossimo bilancio a lungo termine dell’Unione prevede risorse per 1.135 miliardi di euro (pari all’1,11% del PIL dell’UE) e 1.105 miliardi in termini di pagamenti che, tenendo conto dell’inflazione, corrispondono al bilancio per il settennio precedente. Quest’ultima cifra misura la reale capacità di realizzare progetti, servizi e investimenti per il periodo 2021-2027. Si tratta di poco più di 150 miliardi l’anno per investimenti e fondi da distribuire tra i 27 Paesi dell’UE.

 

Nel corso della conferenza, il vicepresidente della Commissione Jyrki Katainen ha spiegato che il prossimo bilancio dell’UE sarà ridimensionato rispetto a quello in vigore, anche a causa delle conseguenze provocate dalla Brexit. Katainen ha anche sottolineato che si dovrà far fronte ad una nuova sfida: il problema delle riforme contrarie allo Stato di diritto in alcuni Paesi membri dell’Unione. Si insiste, infatti, da più parti, affinché gli Stati che godono dei finanziamenti europei assicurino il rispetto dei trattati, della democrazia e dello Stato di diritto.

 

Un’altra sfida che l’UE si troverà inevitabilmente a dover affrontare è l’ascesa delle forze populiste, nazionaliste ed euroscettiche, soprattutto in vista delle prossime elezioni europee del maggio 2019. Per questo, a detta del commissario al bilancio Gunter Oettinger, è necessario raggiungere un accordo sul bilancio prima delle elezioni, per mettere al riparo l’Unione dall’eventuale vittoria o prevalenza di tali partiti.

 

Lo scorso maggio, la Commissione aveva proposto di concentrare i fondi europei in settori quali la ricerca e l’innovazione, l’economia digitale, la gestione delle frontiere, la sicurezza e la difesa, settori nei quali la spesa dell’UE possa avere maggiore impatto rispetto alla spesa pubblica nazionale, al fine di realizzare risparmi ed aumentarne l’efficienza.

Nel contempo, la Commissione ha suggerito che i finanziamenti a favore della Politica agricola comune e della Politica di coesione subiscano una modesta riduzione, a seguito della nuova realtà del post-Brexit.

 

Proprio in riferimento a quest’ultimo aspetto, occorre notare come, grazie alla pressione dei poteri “decentrati” in Europa, è stato confermato che la Politica di coesione 2021-2027continuerà ad essere rivolta a tutte le regioni, con un approccio incentrato sulle esigenze dei territori ed un’attenzione più forte per le città. In Italia, in particolare, le proposte della Commissione implicano un incremento dei fondi europei del 6% rispetto al periodo 2014-2020.

 

Per quattro regioni italiane – Sardegna, Molise, Marche e Umbria – il prossimo bilancio a lungo termine dell’Unione prevede un aumento consistente delle risorse europee. Si tratta però solo apparentemente una buona notizia.

 

Infatti, mentre Sardegna e Molise passano dallo status di regioni “in transizione” a quello di “meno sviluppate”, Marche e Umbria escono dalla classifica delle regioni più ricche per entrare a far parte delle regioni “in transizione”. Nel caso delle Marche, ha inciso anche una modifica ai criteri di ammissibilità: la categoria delle regioni in transizione, che in precedenza comprendeva quelle con un PIL pro-capite tra il 75% e il 90%, si è allargata fino ad includere tutte quelle con un PIL tra il 75% e il 100%.

Al fine di ridurne la disparità con le altre regioni europee, queste quattro regioni beneficeranno in misura maggiore dei fondi europei per il periodo 2021-2027.

 

Rimangono invece nel “club” delle regioni più ricche Piemonte, Trentino, Friuli Venezia Giulia e Lazio, nonostante un calo del PIL pro-capite di oltre il 10% tra il 2007 e il 2016.

 

La retrocessione delle quattro regioni, al di là dei dati statistici, rappresenta un segnale preoccupante perché indica un arretramento economico dell’Italia rispetto agli altri Stati europei.

 

Il calo del PIL pro-capite nell’ultimo decennio non ha riguardato, tuttavia, soltanto le regioni italiane. L’Eurostat regional yearbook 2018 ha evidenziato, infatti, che la situazione è peggiorata anche in Francia, Spagna, Grecia e Finlandia. L’emergere di questi dati ha portato la Commissione europea a proporre nuovi criteri di distribuzione delle risorse della politica di coesione, tagliando del 40% i fondi destinati ai Paesi dell’Est entrati nell’Unione nel 2004 ed applicando nuovi parametri che non si limitano più solo al PIL pro-capite.

 

 

Per approfondire:

 

Eurostat regional yearbook 2018

Post-2020 delivery of Cohesion Policy

Il futuro dell’Unione? Dipende anche dal bilancio. I fondi sotto la minaccia dei populisti