L’ultima intervista del primo ciclo dedicato alla MIGRATION è rivolta a Ines Caloisi EMISEI, responsabile progetti Erasmus Plus  TIA Formazione.

EMISEI (empowerment of migrants and social european inclusion ) è un progetto promosso da TIA Formazione e finanziato dal Programma europeo ERASMUS PLUS che ha permesso allo staff docente di TIA di migliorare le proprie competenze in materia di formazione e inclusione sociale di migranti e rifugiati. Il progetto ha visto la realizzazione di 20 mobilità di staff in quattro Paesi europei (Regno Unito, Germania, Belgio e Svezia).

In che modo l’attività ERASMUS PLUS sui progetti può essere utile per migliorare l’integrazione sociale di migranti e rifugiati?

I progetti europei coinvolgono una parte della società civile europea, enti locali e organizzazioni no profit che possono influire dal basso nel dibattito pubblico e nella formazione in questo settore. Implementare i progetti rivolti alla tematica di integrazione di migranti e rifugiati, avendo il fine di migliorare il settore della formazione e la connessione con il mercato del lavoro, è fondamentale. E’ la fase storica che stiamo vivendo. Inoltre, sarebbe interessante che più progetti venissero sviluppati a livello locale, nei Paesi da cui provengono migranti e rifugiati. Purtroppo, questo dipende dalla strategia politica Europea. Condividere in ogni caso buone pratiche in Europa è un elemento fondamentale per migliorare lo status di integrazione di migranti e rifugiati, partecipando indirettamente al miglioramento delle politiche in questo settore.

Quali differenze ha colto nel progetto EMISEI tra le politiche di inclusione nei vari Paesi che avete visitato?

Un elemento per tutti: la Svezia e la Germania ci sono parse molto più strutturate sul piano della connessione con il mondo del lavoro. La formazione parte dal lavoro, non il contrario. E questo è un aspetto fondamentale perché la formazione è effettuata in funzione del lavoro ed è spesso molto focalizzata sugli obiettivi. Abbiamo, al contempo notato, un tipo di migrazione diversa da quella che abbiamo in Italia, la maggior parte dei migranti in Svezia e Germania sono più scolarizzati.

Sappiamo che coordina attività progettuali di TIA Formazione e Talent and creativity. Prevedete di scrivere altri progetti sulle tematiche della Migration?

Noi stiamo dedicando un nuovo settore alla Migration e all’Education, che consideriamo una seconda emergenza sociale. Migliorare l’education è fondamentale e non solo dei migranti. Stiamo già scrivendo progetti in questo settore rivolti all’integrazione sociale e alla cittadinanza europea con il progetto RAYSE, appena approvato da EACEA. Ora stiamo lavorando ad altri progetti che valorizzino anche i risultati ottenuti con EMISEI.

Perché accenna all’Education?

Perché la scuola pubblica è ormai una mera base culturale generica per i ragazzi, che non risponde più al mercato del lavoro. Non solo, alcune esperienze in progetti VET ci hanno fatto rendere conto che il contesto culturale stesso delle scuole sta purtroppo generando ragazzi che avrebbero bisogno di una Education diversa, sia per crescere come individui sia per focalizzare e sviluppare meglio le proprie attitudini.
E non è un problema scolastico ma della società, della famiglia che sta generando individui senza basi educative solide. Noi riteniamo l’Education una emergenza sociale di cui bisognerebbe occuparsi molto seriamente, molto di più di quanto non venga fatto oggi.

ENGLISH TRANSLATION

How can ERASMUS+ activity on projects help to improve the social integration of migrants and refugees?

European projects involve a part of European civil society, local authorities and non-profit organisations that can influence the public debate and training in this field from the bottom up. Implementing projects addressing the issue of integration of migrants and refugees with the aim of improving the training sector and the connection with the labour market is crucial. It would also be interesting if more projects were developed at the local level, in the countries where migrants and refugees come from. Unfortunately this depends on the European political strategy. However, sharing good practices in Europe is a fundamental element to improve the integration status of migrants and refugees, indirectly participating in the improvement of policies in this field.

What differences did you notice in the EMISEI project between the inclusion policies in the different countries you visited?

One element for all, Sweden and Germany, seemed to us to be much more structured in terms of the connection with the world of work, training starts from work, not the other way around. And this is a fundamental aspect because the training is carried out according to the work and is often very focused on the objectives. At the same time we have noticed a different kind of migration from the one we have in Italy, most of them in Sweden and Germany are more educated.

We know that you coordinate project activities of TIA Formazione and Talent and creativity. Do you plan to write other projects on migration issues?

We are dedicating a new sector to Migration and Education, which we consider a second social emergency. Improving education is fundamental and not only for migrants. We are already writing projects in this field aimed at social integration and European citizenship with the RAYSE project, just approved by EACEA. Now we are working on other projects that also enhance the results obtained with EMISEI.

Why do you mention Education?

Because the public school is now a mere generic cultural basis for children, which no longer responds to the labour market. Not only that, some experiences in VET projects have made us realize that the cultural context of schools itself is unfortunately generating children who would need a different education both to grow as individuals and to better focus and develop their attitudes.
And it is not a school problem but a problem of society, of the family that is generating individuals without a solid educational basis. We believe that education is a social emergency that should be dealt with very seriously, much more than it is today.

Intervista a cura di Francesca Garreffa