Negli ultimi anni, sui giornali e nel dibattito politico viene utilizzata sempre più spesso l’espressione “gruppo di Visegrád” o “Paesi di Visegrád” in riferimento ad un gruppo di Stati dell’Unione europea con posizioni euroscettiche, sovraniste e rigide in tema di immigrazione. Ma qual è il significato di questa espressione?

Come nasce il gruppo di Visegrád

Il Gruppo di Visegrad, conosciuto anche come Visegrad 4 o V4, è un’alleanza tra quattro Paesi dell’Europa centrale: Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria, che sono anche Stati membri dell’UE.

L’alleanza prese vita nel febbraio 1991 a Visegrád, una piccola città nella provincia di Pest, in Ungheria, che conta meno di 2000 abitanti. Questa cittadina, famosa per aver dato i natali a Luigi I d’Ungheria, nel lontano 1335 ospitò un congresso tra i sovrani Giovanni I di Boemia, Carlo I d’Ungheria e Casimiro III di Polonia con il fine di istituire un’alleanza diretta a contrastare l’espansione della monarchia asburgica.

Lo stesso luogo fu scelto, quasi 600 anni dopo, come sede di un incontro tra i capi di Stato di Ungheria, Cecoslovacchia e Polonia per rafforzare la cooperazione tra questi tre Paesi ed elaborare una strategia comune in vista del futuro ingresso nell’Unione Europea. Tuttavia, negli anni successivi, ciascuno dei tre Stati – divenuti in seguito quattro con la divisione della Cecoslovacchia nel 1993 – condusse separatamente le trattative per l’adesione all’UE dialogando direttamente con Bruxelles.

I quattro Paesi di Visegrád sono quindi entrati a far parte dell’Unione Europea il primo maggio del 2004. L’unico tra questi ad aver adottato come moneta l’euro è stata la Slovacchia nel 2009, mentre le altre nazioni non hanno ancora scelto una data per l’eventuale adozione.
In un primo momento si pensò anche ad un ingresso nel gruppo da parte della Romania di Ion Iliescu, ma i gravissimi scontri etnici avvenuti in Transilvania nel 1990 ne determinarono l’esclusione dagli incontri preparatori.

I Paesi di Visegrád oggi

Dal punto di vista economico, i quattro di Visegrád possono contare su una crescita continua e sostenuta, che nel 2018 ha registrato tassi superiori al 3%. Ciò significa che, questi Stati attraggono investimenti non soltanto dagli altri Paesi europei, ma anche dagli Stati Uniti e dal resto del mondo, in particolare dall’Estremo Oriente.

È proprio questo uno degli elementi su cui il gruppo di Visegrád punta maggiormente per rafforzare la propria posizione all’interno dell’Unione europea, con scelte spesso contrapposte alle politiche comuni e agli stessi principi dell’UE. Nonostante questi Paesi abbiano ricevuto consistenti finanziamenti grazie ai fondi di coesione europei (tra il 2010 ed il 2014 la Polonia ha ricevuto 109 miliardi di euro per finanziare le sue riforme economiche), il loro disaccordo con Bruxelles si manifesta su molte questioni, dalla gestione delle migrazioni, alla difesa dei confini, alle prospettive future del processo di integrazione europea. Due degli Stati del gruppo, Polonia e Ungheria sono anche finiti sotto il tiro dell’UE per aver introdotto riforme istituzionali contrarie ai valori fondativi dell’Unione e allo Stato di diritto.

Il premier ungherese Viktor Orbán, leader populista e autoritario, ha manifestato posizioni contrarie ai valori dell’Unione europea in tema di diritti umani, libertà dei media e accoglienza dei migranti. Forte di una maggioranza politica dei 2/3 del Parlamento, Orbán ha introdotto modifiche profonde alla Costituzione ungherese, rafforzando i poteri dell’esecutivo, dischiarandosi inoltre leader di una democrazia “illiberale”.

In materia di immigrazione, Orbán ha sfidato apertamente la Commissione europea sulla questione del ricollocamento dei migranti e, dopo aver fatto costruire un muro sul confine serbo, ha sostenuto nel 2018 l’approvazione di una legge che vieta di aiutare i migranti irregolari che cercano di ottenere asilo in Ungheria.

Le posizioni dei Paesi di Visegrád sulla questione migranti sono, in generale, tutt’altro che morbide. Orbán e gli altri leader politici del gruppo hanno, infatti, manifestato in più occasioni posizioni contrarie alla ripartizione dei migranti per quote tra i Paesi dell’UE, determinando l’avvio della procedura di infrazione per Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca da parte della Commissione europea.

Nei riguardi dell’Italia, gli Stati del V4 hanno più volte esortato l’ex premier Paolo Gentiloni alla chiusura dei porti ai migranti economici. In una lettera diffusa il 20 luglio 2017 e indirizzata al governo italiano, l’Ungheria ha richiamato l’Italia al rispetto delle regole sul controllo dei confini esterni dell’area Schengen, posizione condivisa anche dagli altri Paesi del gruppo.

Con la nascita del governo Lega-Movimento 5 Stelle, i rapporti tra l’Italia e i Paesi di Visegrád sono migliorati, e sulla questione migranti in particolare, il premier ungherese sembra aver trovato un’intesa con il ministro dell’Interno Matteo Salvini.

(credits photo P. Tracz/Chancellery of the Prime Minister of Poland)

V4 Summit + South Korea, Praga 3 Dicembre 2015